comune di occhiobello - assessorato alla cultura - regione veneto
associazione culturale arkadis
Direttore artistico Marco Sgarbi
Regia e coreografia di Giacomo Sacenti
56° anniversario dell’Alluvione del Polesine
una produzione Teatro Comunale di Occhiobello / Quinlan
in collaborazione con associazione culturale Arkadis
con PuntoZeroDanza, Ferrara_Martina Bosi, Miriam Costa, Laura Pizzirani, Gaia Sabato, Francesca Savorelli
e con ArteDanza, Rovigo_Alessia Incao, Laura Garbin, Romina Portesan, Melissa Marabese, Claudia Cocchi, Enrico Zamariola, Anna Menon, Nabila Zaia
Cinquantasei anni fa, il 14 novembre 1951, il Po rompe gli argini ad Occhiobello. La furia dell’acqua travolge persone, case, animali in una devastazione improvvisa. La stessa acqua che nutre e disseta la terra, lo stesso fiume che è simbolo di vita si trasforma in morte e distruzione nel corso di una sola notte. Il dualismo dell’acqua, la calma e la ferocia, l’ascolto e il frastuono, la prevedibilità e l’impeto della sua corsa, concedere e pretendere, sono stati i temi principali della nostra ricerca. La compagnia PuntoZero svolge da anni nel territorio un lavoro di ricerca sul movimento, collegata alle istanze della danza contemporanea in un percorso organico di crescita iniziato nel 2000 e tuttora in corso. L’opera che qui presentiamo, costantemente in fase di crescita ed evoluzione, si svolge attraverso le improvvisazioni ed esplorazioni sensoriali delle infinite suggestioni cui rimanda l’idea dell’acqua in tutte le sue forme. Il nostro percorso si dipana dalle impressioni più immediate che scaturiscono dai disastrosi fatti del Polesine fino a liberare la fantasia in un percorso visionario che si allontana dai fatti storici, attraverso la creazione di un immaginario collettivo nato dalla ricerca artistica quotidiana. La coreografia non segue l’ordine cronistorico della vicenda del Polesine, ma cerca di trasporre l’accaduto in un esperienza reale che sia gli artisti che il pubblico vivono, ogni volta, in modo diverso. Il vocabolario della compagnia PuntoZero è fortemente contaminato dal teatrodanza di matrice tedesca; il coreografo e regista Giacomo Sacenti, infatti, dopo gli studi alla Folkwang Hochschule di Essen, ha lavorato per molti anni con diverse realtà artistiche tedesche sviluppando così una propria poetica del movimento. Non il gesto formale o pura esecuzione, ma moti d’animo che trasformano lo spazio e trasmettono emozione
Tratto da “Maria Maddalena o della salvezza” di Marguerite Yourcenar
Regia e ideazione spazio scenico: Valentina Capone
Percorso sonoro: Alessandro Rinaldi
Musiche originali di Alessandro Rinaldi e Francesco Tripodi (carlomargot)
Luci Paolo "Pollo" Rodighiero

Dicono che Maria Maddalena fosse la fidanzata dell’apostolo Giovanni, da lui abbandonata per seguire Gesù. Sembra una storia unica. Forse è solo una storia come tante. Sembra quasi una storia della sera, una di quelle a cui ripensi prima di dormire e te la ritrovi nei sogni. È una storia d’amore. Di quell’amore che non si sa bene se sia una vocazione o una malattia, di quello che non si vorrebbe avere addosso perché è come un angelo che pesa sulle spalle. Anche se ti sorride.Anche se dormi in due, anche se il cuore batte e sembra sigillato in un sacchetto. È una storia di luce e di suono. È la storia che si può sentire se ti siedi in un angolo e stai ad aspettare. O se guardi nel vuoto e vai giù anche tu. E comincia la prova. L’ennesima prova. Un po’ di quell’attesa, un po’ di quel vuoto, un po’ di quell’amore.
Scenografia di Italo Grassi

Un uomo e una barca sulla scena. L'uomo aspetta che qualcuno lo trovi, perchè la nebbia nasconde tutto, ed ora è impossibile che qualcuno passi di lì.
Siamo nel delta del Po, l'uomo conosce bene le storie di quei luoghi. E una delle storie più incredibili è proprio quella che ha vissuto lui.
Era l'epoca della pesca dello storione, verso primavera i pescatori si trasferivano sugli scani, preparavano le reti, mettevano a posto le baracche fatte con legno e paglia, aspettando che lo storione si facesse vivo. Pescare uno storione poteva voler dire ripianare i debiti di tutto l'anno.
Come tutte le mattine, nonostante il freddo e la nebbia, il Faìna parte con la sua barca, assieme al suo secondo per cercare lo storione. Tutti partono di mattina presto, quando ancora fa buio, tutti sono insonnoliti. Italo e suo padre stanno per montare in barca, ma scoprono che qualcuno gli ha rubato la rete...
spettacolo vincitore del Premio Tuttoteatro.com alle arti sceniche “Dante Cappelletti” 2005

'Ccelera! è un elogio, apparentemente incivile, dell’automobile, della velocità e dell’adrenalina. La piccola storia di un pilota “nordestino” vissuto e cresciuto nel mito di Gilles Villeneuve. L’ultima curva di un uomo con la benzina nelle vene.
Con questo monologo, si rivela come autore Maurizio Camilli, attore e danzatore di balletto civile. Ccelera! è il suo primo impegno con la scrittura teatrale e gli è già valso il Premio Tuttoteatro.com alle arti sceniche “Dante Cappelletti” 2005.
In un Nordest profondo e volutamente imprecisato, un giovane operaio vuole diventare un campione dell’automobilismo, un asso del volante, lavora e vive in un mondo grigio e intanto si allena nelle gare clandestine, per realizzare il suo sogno.
Investe tutta la sua vita in quest’angolo di terra abituata a correre, che da una parte detiene il record di vittime per incidenti stradali, e dall’altra ha sfornato e sforna tra i migliori piloti d’Italia (razza Piave! la chiamavano anni fa).
Quest’ultima curva procede, lenta, lunga, sospesa, in bilico, e ad ogni metro riaffiora un ricordo, un’immagine, una lotta continua di frammenti danzati, parlati, che fanno riemergere, con il cuore in gola, l’amletico dubbio ad ogni nuovo centimetro: accelerare, non accelerare, vivere o morire.
di e con Enrico Messina, Micaela Sapienza
disegno Luci: Francesco Collinelli
progetto e coordinamento: Enrico Messina, Giovanni Rinaldi, Federico Toni
liberamente ispirato a
La memoria che resta. Vita quotidiana, mito e storia dei braccianti nel Tavoliere di Puglia
di Giovanni Rinaldi e Paola Sobrero. [I ed. 1981, n.e. Ed. Aramirè, Lecce 2004]

Braccianti viaggia nel passato, nella fatica di quando si lavorava “da sole a sole”… fino a squarci odierni, a quei nuovi braccianti “a colori”, venuti dalla miseria di altre parti del mondo.
Nello spazio vuoto del palcoscenico poche sedie e, sul fondo, un grande velo bianco dove sono proiettate immagini che prendono vita dai gesti degli interpreti: volti, mani, stalle, strade, campi, vigne, povere stanze dove il ritratto di Giuseppe Di Vittorio, l’uomo che fece della lotta contadina il proprio credo, affianca una grande icona di Cristo. E la terra, quella terra che inghiotte e prosciuga le forze, torna nelle voci, nei racconti, nelle parole dei testimoni di allora.
Un paesaggio umano dal quale emergono gli attori, che da narratori si trasformano in dettagli, in elementi che evocano l’emozione di un mondo, ad aprire la porta della riflessione su quello che siamo, sul passato che ci portiamo denso o negato dentro.
“…Era la stagione delle lotte contadine, dell’occupazione delle terre, della Riforma Agraria. L’entusiasmo e il dolore dello scontro. E subito dopo il sapore amaro di una sconfitta inattesa, perché la riforma era stentata, parziale, stravolta. E la terra ottenuta, tre ettari di pietraie quasi sempre, non bastava; e bisognava partire, andare via. I cortei di contadini a cavallo, fanfare in testa e bandiere in mano, lasciavano un po’ alla volta il posto alle lunghe file di emigranti nelle stazioni. I treni per le fabbriche: Torino, Milano, la Svizzera, la Germania… il paradiso”.
Il teatro, così effimero, si fa carico, di costruire memoria: lo sfruttamento passato che, in altre forme, si ripropone oggi; echi della storia tra paure e ribellioni, durezze, sogni e solidarietà.
regia Luca De Bei
Premio ETI – Olimpici del teatro 2007 – miglior interprete femminile di monologo

Una partitura “per voce sola” scritta da Luca De Bei, anche “responsabile” di una regia sobria e pulita e di una trasposizione teatrale rispettosa del racconto flaubertiano, per Maria Paiato.
Al centro della piéce la figura di Felicité, un’esistenza scandita dal lavoro, senza grandi eventi né accadimenti particolari. “Si alzava all’alba per non perdere la messa”, dice Flaubert, “ e lavorava fino a sera senza fermarsi un istante. Poi, terminata la cena, messe in ordine le stoviglie e sprangata la porta, sepolto il ceppo nel camino con la cenere, si addormentava davanti al focolare con il rosario in mano”.
Aveva lavorato da sempre, sin da bambina, quando morti i suoi genitori era stata presa da un fattore che l’aveva messa a badare alle mucche in campagna. Una breve e infelice storia d’amore era stata la sua unica parentesi romantica. Una volta assunta come domestica dalla signora Aubain, lì era rimasta per cinquant’anni. La sua intera vita è dedicata agli altri (la sua padrona, i figli di lei, un nipote) alla Chiesa (la cui dottrina Félicité segue con la passione, l’innocenza e l’ingenuità di una bimba), alla casa, al suo adorato pappagallo Loulou. Vive le gioie e i lutti con la stessa intensità, la stessa muta adesione alle leggi della Natura. Apre il suo cuore a chiunque e, seppur spesso ferita o ingannata, in questa dedizione a ogni essere vivente, Félicité trova la sua ragione di esistere.
Poi, così come ha sempre vissuto sola, termina la sua vita da sola. Si spegne nel suo letto, dopo una malattia dolorosa, molti stenti, un po’ di follia, regalandoci però la fulgida e rara intuizione di un’anima pura, buona, semplice, e infine necessaria.

Il suo nome è Paolo Cevoli, anche se molti lo conosceranno meglio come Palmiro Cangini, assessore “alle varie ed eventuali”, politico confusionario e afasico che cerca di risolvere i problemi del comune di Roncofritto. Oppure come Teddi Casadey, l'instancabile e innovativo imprenditore di maiali, titolare dell'omonimo "Glorioso Maialificio Casadey”, lider nel settore della maialistica; o ancora come Lothar il sostituto, un "lavoratore" dello spettacolo a paga sindacale mandato da fantomatiche agenzie per sostituire personaggi famosi che non sono potuti intervenire alla serata. Tutti personaggi che dal 2001 ad oggi hanno preso vita sul palcoscenico della trasmissione televisiva Zelig Circus grazie alla fantasia e al carisma di un imprenditore con l’hobby del cabaret. Lo spettacolo proposto trae spunto dal repertorio di Paolo Cevoli, dalle sue esperienze televisive, teatrali e dai suoi libri.
e con Max Paiella e Fabio Ferri

“Il Bel Paese” non è solo un formaggio, è l’Italia, il nostro paese, un paese veramente bello. Bello perché vario. Questa varietà di identità e di paradossali stranezze viene portata in scena da Marco Marzocca, prendendo di mira, in maniera ironica e scanzonata, tutti i tic, le manie e le contraddizioni di noi italiani servendosi di una galleria di personaggi ormai noti al grande pubblico. Vedremo dunque sfilare un politico improvvisato nei panni de il “Notaio” del Pippo Chennedy Show con lui avremo sempre e solo “Tre Oppzioni” mentre ci proporrà la bozza della Nuova Sana e Robusta costituzione italiana, lasciandosi poi trasportare dai ricordi dei beni tempi andati. Dopo un breve intervallo a cura del nostalgico cantautore Tek che si esibirà in surreali canzoni, arriva finalmente il momento di Ariel, il domestico filippino di Zelig Circus, con le sue maldestre pulizie e i "disastri" che innocentemente è in grado di combinare a casa delle sue vittime! Le caratterizzazioni di Marco riescono a dar vita così ad una movimentata ed esilarante serie di sketches ispirati alla tradizione della comicità italiana.
Chi è l’uomo in mutande, canottiera e calzini che entra in scena con sguardo smarrito? Cosa porta nella sua grande valigia? Egli stesso troverà la risponda aprendola davanti ai nostri occhi. Ecco apparire un elegante frac, un microfono ed altro: il kit completo da “fine dicitore”. Il bruco diventa farfalla e assistiamo alla trasformazione del nostro eroe. La tensione sale, l’uomo schiude le labbra, si ode il primo suono, ma qualcosa non va. Il fine dicitore emette fonemi gutturali, non sa ancora controllare il suo strumento. Testardo e determinato prosegue nei suoi tentativi vocali. In questo percorso passerà da un blues eseguito con i gargarismi, allo studio selettivo delle vocali con poesie dal titolo “Amar fa mal alla panza” o “Pornoshop”. Nemmeno intoppi compulsivi quali il pernacchio, il fischio e la raganella fermeranno il fine dicitore. La consapevolezza aumenta e finalmente il protagonista affronta i grandi temi: donne e motori. La maturità è raggiunta e si arriva a parlare della guerra. Resta il cimento più impegnativo dell’arte retorica: le arringhe forensi. Il nostro non si tira indietro e fa vivere un intero processo interpretando contemporaneamente giudice, pubblico ministero, imputato, avvocato difensore e testimone.
Come è stata uccisa Lucy McGrave? Perché l’imputato è il cameriere del tribunale? Perché nel panino del giudice Edward Wallace non ci sono le melanzane? Il ritmo si fa infernale, assistiamo al vortice di personaggi col cuore in gola! Ed ecco la sorpresa finale…
Chitarra Maurizio Pagliarini

Arnoldo Foà, classe 1916, rilegge Lorca e Neruda, ricordando il suo importante contributo alla diffusione delle opere dei due grandi poeti nell’Italia degli anni ‘50/’60, attraverso incisioni di dizioni poetiche che riscossero enorme successo (“Il lamento di Ignacio Mejias” vendette più di un milione di copie!).
Poeti della provvisorietà umana e della fugacità dell’istante; ma anche dell’amore, della politica, e della speranza di un mondo migliore.
Condivisero l’esperienza tragica della Guerra civile spagnola, che costò la vita a Federico Garcia Lorca, arrestato e fucilato dalla Guardia civil franchista. Neruda, espulso dal Cile nel 1948 per ragioni politiche, dedicò la sua arte all’America latina e alle popolazioni oppresse, ma poi l’esilio e le delusioni politiche influenzarono la sua svolta intimista.
Più “pubblico” e estroverso Neruda; più intimamente lirico, fortemente legato alle sue origini andaluse Lorca, che dello spirito della sua terra nutrì e intrise la sua poesia.
Il recital è un omaggio all’arte potente e unica dei due grandi poeti, alla tensione costante di mantenere e tramandare la memoria e lo spirito delle genti della loro terra, l’amore, i sogni e le speranze, anche degli umili come i “pellegrini” di Lorca.
La maestria e l’eleganza del chitarrista Maurizio Pagliarini accompagneranno dolcemente questo viaggio nella memoria e nella poesia.

Un nuovo cartellone per il Teatro Comunale di Occhiobello, arrivato al suo sesto anno di programmazione, grazie all’unione di forze tra Comune ed Associazione Culturale Arkadis, con la direzione artistica di Marco Sgarbi. Dieci gli spettacoli in programma. Il primo “Invito a Teatro”, ad ingresso libero, vede rappresentata per la prima volta una co-produzione dello stesso Teatro Comunale di Occhiobello dal titolo Uberschwemmung 51, (tematica a noi tanto sentita che riguarda l’alluvione del ’51 in Polesine). Uno spettacolo di danza pensato proprio per la spazio del nostro teatro dal coreografo Giacomo Sacenti, reduce dai lunghi anni di studio e di lavoro a Berlino. Nove gli spettacoli in abbonamento. Invariati, rispetto allo scorso anno, i costi d’ingresso in platea (la fascia d’età per la riduzione sui costi per i giovani è stata alzata fino a trent’anni), mentre la galleria ha previsto un lieve aumento del biglietto dovuto al miglioramento delle sedute grazie all’acquisto di comode poltrone. Altri i lavori per la fornitura di strumentazione tecnica previsti in teatro che verranno realizzati prima o durante la programmazione grazie al fondamentale contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Ferrara, Carife Spa, Eurovo Srl, L’Affare Srl e Cartografica Europa Srl. Partner ufficiali senza il sostegno dei quali non sarebbe possibile realizzare questa prestigiosa manifestazione.
abbonamento intera stagione
(9 spettacoli) solo platea € 65, ridotto* € 60
biglietto d’ingresso
platea € 10_ridotto* € 8 – galleria ingresso unico € 8
*(riduzione giovani fino a 30 anni ed anziani sopra i 65)
PREVENDITA
Abbonamenti
dal 12 al 24 NOVEMBRE 2007 presso l’U.R.P. del Comune di Occhiobello e presso il Teatro Comunale
Biglietti
spettacoli dinovembre, dicembre e gennaio dal 26 novembre 2007
spettacoli di febbraio dal 25 gennaio 2008 dalle ore 20 presso il Teatro Comunale di Occhiobello
spettacoli di marzo dal 21 febbraio 2008 dalle ore 20 presso il Teatro Comunale di Occhiobello
spettacoli di aprile dal 14 marzo 2008 dalle ore 20 presso il Teatro Comunale di Occhiobello
e nei giorni successivi in orario d'ufficio presso
OCCHIOBELLO
U.R.P. (Comune di Occhiobello) 0425.766121
Ufficio I.A.T. (S. M. Maddalena- Piazza Maggiore) 0425.756299
FERRARA (diritti di prevendita 1,60 €):
NANNINI DISCHI (P.zza Trento Trieste, 71) 0532.204610
TABACCHERIA “SEGNALI DI FUMO” (C.so Martiri della Libertà, 73) 0532.205208
ELECTRA SERVICE (Via Putinati, 2/B) 0532.733617
VENDITA ON-LINE: http://www.ticketland2000.com/occhiobello
BIGLIETTERIE
Comune di Occhiobello u.r.p. da lunedì a venerdì: dalle 8 alle 14 mercoledì dalle 8 alle 13 e dalle 15 alle 18 sabato dalle 8 alle 13 tel. 0425.766121
Teatro Comunale di Occhiobellodal 12 al 15 novembre 2007 dalle 15 alle 19_nei giorni di programmazione dalle 20 sino ad inizio spettacolo ass. cult. arkadis tel. 393.9743086 - 349.4410684
Ufficio I.A.T. S. M. Maddalenadal 26 novembre 2007 mercoledì, giovedì, venerdì e domenica dalle 9.30 alle 12.30 - sabato dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15 alle 18 tel. 0425.756299
Comune di Occhiobello
Piazza Matteotti, 15 Occhiobello (RO) tel. 0425.766111 www.comune.occhiobello.ro.it
Ufficio I.A.T.
Piazza Maggiore, 1 S. M. Maddalena - Occhiobello (RO) tel. 0425.756299
Teatro Comunale
Via Cavallotti, 32 Occhiobello (RO) e-mail: arkadis@libero.it
Nannini Dischi
P.zza Trento Trieste, 71 - Ferrara tel.0532.204610
Tabaccheria “Segnali di fumo”
C.so Martiri della Libertà, 73 – Ferrara tel. 0532.205208
Electra Service
Via Putinati, 2/B – Ferrara tel. 0532.733617
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